Tu sei qui: Portale Rubriche Rassegna stampa 2011 Il prof. Luciano Canfora parla del libro di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro su Castel del Monte

Il prof. Luciano Canfora parla del libro di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro su Castel del Monte

— archiviato sotto:

La lunga eredità di Federico II contro
fascismo e clericalismo
Oltre allo splendido Castel del Monte, l’epoca sveva ha lasciato tracce di un nuovo modello di potere

 

L’eredità federiciana in Puglia è innanzi tutto una realtà visibile. Sono i suoi castelli celebri nel mondo come quello detto «Castel del Monte», fatto costruire tra il 1235 e il 1250, su cui si è invano sbizzarrita la fantasia esoterica degli storici e dei dilettanti e che ora viene disvelato da un brillante e persuasivo studio di due notevoli architetti del Politecnico di Bari, Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, sotto la guida di Claudio D’Amato: Castel del Monte, nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento (PoliBaPress, aprile 2011). Essi sono partiti da constatazioni palmari, che proprio perciò erano sfuggite ai più: nel cosiddetto «castello» mancano completamente dispositivi di difesa militare, le feritoie sono troppo strette per qualsiasi genere di balestra, mancano cucine e depositi per le vettovaglie; per converso le sale sono tutte comunicanti tra loro e identiche in pianta (dunque l’edificio non ha caratteristiche «residenziali»). L’ipotesi, a nostro avviso vincente, dei due studiosi è che siamo di fronte a una struttura idraulica, destinata alla cura del corpo: basti considerare le ben sette cisterne e tutti i relativi dispositivi per raccogliere l’acqua.

Ma vi è stato un altro genere di eredità di Federico: il suo modello di potere politico e il suo conflitto con la Chiesa: una lotta che è stata intesa come remoto e sfortunato antefatto dell’unificazione italiana in opposizione alla Chiesa, principale forza disgregatrice di tale unità.

 

Gabriele Pepe, l’illustre medievalista pugliese, nato a Monopoli nel 1899, è stato tra i primi a sottolineare nel libro «Lo stato ghibellino di Federico II» (Laterza 1938) il suo tentativo unitario e lo scontro tra il papato ed il sovrano svevo, promotore della prima idea moderna di Stato

«L’eredità di Federico»

è il titolo del capitolo finale del libro di Gabriele Pepe intitolato «Lo stato ghibellino di Federico II» (Laterza 1938). Pugnace già nel titolo, il libro poneva al centro della ricostruzione storica il tentativo unitario di Federico e lo scontro tra il papato ed il sovrano svevo, promotore della prima idea moderna di Stato, un quindicennio prima della nascita di Dante. «Tirannia» definisce, senza pruderie, il Pepe l’esperienza di governo di Federico II, assumendo il termine nella sua pienezza antica e avendo d’occhio il «principe» di Machiavelli. «Tirannia» perché volta ad abbattere privilegi corporativi e castali, baronali ed ecclesiastici. Quel che colpisce del libro è l’afflato militante del suo autore, nato a Monopoli nel 1899 e a lungo docente a Bari, militante egli stesso - una volta caduto il fascismo - nel partito d’azione e poi in quello socialista. Forse il libro attribuisce a Federico molto più di ciò che egli storicamente fu: l’eredità di Federico diventa parte della moderna militanza dell’autore. La chiusa è sintomatica: «come il principe di Machiavelli, come tutti i grandi politici, Federico fu un martire della lotta politica, se, per il successo che non vide, dové rinunciare alla vita morale».

 

Gaetano Salvemini (1873-1957) è stato uno storico, politico e docente. Aderì al Partito socialista italiano e alla corrente meridionalista. Denunciò il malcostume politico e le responsabilità di Giolitti. Eletto deputato nel 1919, con l’avvento del fascismo si schierò subito contro Mussolini. Insegnò ad Harvard e prese la cittadinanza americana

Questa opzione storiografica

e ideologica corrispondeva ad un modo di essere di una parte, minoritaria certo ma significativa, dell’intellettualità pugliese antifascista. La biografia intellettuale di Pepe rappresenta al meglio quella tradizione, che ebbe come grande modello il molfettese Gaetano Salvemini, la cui Rivoluzione francese, apparsa all’inizio del Novecento è, al pari dello Stato ghibellino di Pepe, il frutto di una cultura che ha salvato l’onore di una regione per altri versi così disposta al fascismo e al clericalismo. I frutti di questa battaglia di minoranza si videro, tra l’altro, nel referendum istituzionale del giugno 1946 quando in Italia la repubblica prevalse di misura e perciò l’apporto delle minoranze repubblicane dell’Italia meridionale fu decisivo. In Puglia 470.000 voti furono per la repubblica e 958.000 per la monarchia. Per raffigurarsi lo stato delle cose in quel torno di tempo basterà ricordare che nelle comunali dello stesso anno il «fronte del popolo» (tutte le sinistre, azionisti inclusi) e la destra monarchico-qualunquista ebbero all’incirca pari voti e risultò perciò decisiva la allora piccola pattuglia democristiana. Ma nel 1952, daccapo alle comunali, grazie anche alle solite infamie dovute alle leggi elettorali di tipo maggioritario, la vittoria ed il ruolo di sindaco toccarono, a Bari, al partito monarchico!

 

Castel del Monte è una fortezza del XIII secolo fatta costruire dall’imperatore Federico II. L’edificio ha una caratteristica pianta ottagonale con torri alte 24 metri

Presto l’intesa della Dc con le sinistre si era dissolta, non solo per la planetaria «guerra fredda» ma anche per il più specifico fenomeno tutto italiano della torsione conservatrice e clericale imposta al partito cattolico dal papa allora regnante Pio XII. Erano gli anni in cui felicemente Luigi Russo scriveva su «Belfagor» che le camicie nere si sono allungate fino ai piedi e son diventate tonache pretesche. E Gabriele Pepe propugnava l’«Associazione per la difesa della scuola democratica» contro la tabe, in Italia ricorrente, di finanziare e privilegiare le scuole private. Allora «scuola democratica» voleva dire scuola severa e veramente formativa, mentre le scuole dei preti erano quelle facili dove si pagava bene e si comprava anche la promozione! Decenni dopo, il sessantottismo-berlinguerismo determinò la situazione opposta creando le premesse onde sinistra e cialtroneria semplificatoria, nel mondo della scuola, hanno finito spesso col coincidere. Immemori, i promotori della table rase e i riformatori demagoghi, dell’ammonimento del Tristano di Leopardi: «dove tutti sanno poco e’ si sa poco»!

Luciano Canfora
25 ottobre 2011

 

http://www.corriere.it/economia/italie/puglia/notizie/canfora-lunga-eredita-federico-fascismo-clericalismo_3d3bece2-ff03-11e0-b55a-a662e85c9dff.shtml

Azioni sul documento

    facebook      youtube


 

 

Logo SSBAP